Anatomia – Ancora volto

Sto proseguendo nello studio dell’anatomia. Ho quasi terminato lo studio sulle labbra, almeno quello che è riportato nel mio libro di riferimento. Mi viene un po’ in salita ritrarre labbra frontali e sorridenti, i denti sono davvero un bel problema da disegnare. Mi dovrò esercitare

Ho iniziato anche la parte relativa agli occhi, questi non so perché mi hanno sempre affascinata e ho già da tempo affinato il disegno nei dettagli. Mi costa un po’ disegnarli entrambi, in termini di precisione e di simmetria, oltre che dare un po’ di lucentezza al bulbo. Però già questo primo tentativo mi soddisfa parecchio e mi invoglia ad andare avanti.
Di seguito le varie fasi del disegno di un occhio e poi altri esercizi su occhi di diverso tipo.

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Primo esercizio

Il primo vero esercizio del libro consiste nel riprodurre un disegno capovolto. Questo stratagemma dovrebbe aiutare la parte destra del cervello a prendere il controllo, la parte sinistra infatti tende a rifiutare certe immagini assurde e inconsuete. Il risultato è che la parte destra, lasciata libera di agire, riesce a riprodurre perfettamente o quasi il disegno capovolto. Riportandolo nel verso giusto il risultato è davvero straordinario, inaspettato, non credo davvero sarei riuscita a disegnarlo così tenendolo nel suo verso.

Tutta la parte sinistra è decistamente disordinata, ma le prospettive delle gambe accavallate sono perfette! Questo perchè ho disegnato non sapendo neanche cosa stessi facendo. L’esercizio richiedeva almeno quaranta minuti di lavoro in silenzio o al massimo con della musica, in concentrazione. Devo ammettere che è stato davvero molto rilassante e quasi alienante, da riprovare con altri disegni a tratto.

Studi anatomici

Raccolgo in questo post tutti i miei primissimi tentativi con l’anatomia umana. Ho iniziato dal volto e dalla testa, sto iniziando a studiare le labbra.

I tre disegni di partenza

Come ho già detto, il corso del libro che sto leggendo inizia proprio con la richiesta di fare tre disegni. Un autoritratto, un ritratto a memoria e la propria mano.

Li ho fatti tutti e tre. Qui di seguito li metto in ordine di gradimento

Mano sinistra.
Sinceramente mi ha molto sopreso il risultato, non mi sono mai cimentata nel disegno di una mano e trovo che il risultato sia più che apprezzabile. Mancano dettagli e ombreggiature ma già così mi sembra sia un buon inizio che può solo migliorare.

 

Autoritratto.
Per quanto questo autoritratto sia decisamente un obbrobrio, lo devo mettere al secondo posto perchè non è quello che secondo me è venuto peggio.
Non mi ci rivedo, per niente, in questo autoritrato. Non sono io se non per alcuni tratti, forse la bocca, i capelli. Ma c’è tanto da migliorare.
Ho voluto fare una prova, questa sera l’ho messo davanti a Meg, lo ha guardato e mi ha chiesto chi era, non le ho risposto e allora mi ha detto “Forse sei tu?”. Questo mi fa pensare che forse una lontana aria c’è.

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Ritratto a memoria.
Ecco, qui ho proprio sbagliato il bersaglio. Ho pensato ad un ritratto di mia nipote di quando era piccola. Avevo vagamente in mente delle caratteristiche che ho cercato di riportare: gli occhi, i capelli, la forma del viso. Putroppo ne è venuto fuori una specie di cartone animato, una caricatura che non ha niente a che vedere con il ritratto.

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Questi sono i miei tre punti di partenza. Non so in quanto tempo riuscirò a terminare il libro ma non vedo davvero l’ora di rimettermi al lavoro per ricrearli.

 

Primissimi tentativi

Questi sono i miei primissimi tentativi di tecniche di chiaroscuro e di ombre eseguiti seguendo il corso di Ombretta su Youtube.

Non ho trovato particolarei difficoltà se non quella di modulare il tratto della matita;  in effetti ho un tratto pesante e sporco, sicuramente da migliorare. Mi meraviglia riuscire ad eseguire anche questi piccoli esercizi. Sto lavorando sullo studio di una goccia che essendo trasparente fa passare la luce e il gioco di ombre è diverso rispetto a un solito dal corpo opaco. Non sono ancora molto soddisfatta del risultato, mi manca poi esercitarmi sul cartoncino nero con gessi e carboncini bianchi.

Parlando con un altro appassionato, da molto più tempo di me e con risultati decisamente migliori, mi ha detto che a un certo punto il disegno ti prende, a prescindere dal risultato, ma il tempo ti passa senza che te ne accorga. Non posso dargli torto.

I materiali

Ho iniziato da pochissimo e ho comprato solo gli strumenti fondamentali. Voglio migliorare nel disegno a matita, per ora non mi interessa altro. Quindi ho scelto una buona gamma di matite medio morbide, un piccolo blocco per schizzi in A5 e uno più serio per quando farò dei disegni veri. Certo vorrei comprarmi di tutto e di più ma per ora cerco di contenere l’entusiasmo, voglio procedere davvero con cautela.

Mi sono concessa giusto un piccolo set economico trovato su Amazon e una visita presso due grandi negozi che fra gli altri son ben riforniti di materiale per le belle arti: Valdy e Macro. Per sfizio ho preso delle matite sanguigne, dei carboncini a matita e due set di matite colorate. Su Amazon ho acquistato anche delle matite in grafite pura, ne ho acquistata una della linea Perpetua ma mi sembra troppo dura per quanto comoda.

Più avanti cercherò di comprare materiali più di qualità, per ora questi mi sembrano decisamente sufficienti.

 

Tutto iniziò quella domenica mattina…

Ecco, c’è stato un momento in particolare che mi ha fatto decidere di prendere la matita in mano e provarci.

Una domenica mattina, la prima domenica di Febbraio, Meg è annoiata e decidiamo di darle un libro di immagini da ricopiare. Le piace moltissimo disegnare e colorare (“Da grande io voglio fare l’artista! L’artista chitarrista, si può fare?”), per il suo compleanno ha ricevuto una enorme valigetta piena zeppa di colori, pennarelli, acquerelli, matite, la sua felicità. Tiriamo fuori un bel libro di Van Gogh, scegliamo un ritratto e Meg si lascia pervadere dall’estro creativo.

Si diverte, non si scoraggia, non sa di essere davanti a un grandissimo artista e lo affronta da suo pari. È questo il bello dei bambini, no? Il suo risultato la soddisfa, le piace, ci passa circa mezz’oretta e poi lo lascia così.

Io rimango a guardarla mentre prende le misure e disegna assorta. Le scatto qualche foto. Poi non so perchè decido di provarci anche io. Ci riesce una bimba con così tanta leggerezza, io perchè dovrei temere di mettermi alla prova? Non ho mai amato il mio tratto, discontinuo, incerto, ripasso più volte nelle stesse parti per correggere e migliorare all’infinito. Provo a disegnare di getto, come mi viene, senza pretendere la perfezione. Finisco in qualche minuto. I bambini si avvicendano alle mie spalle per sbirciare e li sento fare versi di ammirazione. Il risultato è questo di seguito

Mi piace molto. Nonostante riesca a percepire l’angolazione diversa, lo sguardo troppo piatto, le proporzioni approssimate, le ombre assenti, eppure mi piace, c’è qualcosa che me lo rende piacevole all’occhio. E cosa più importante, mi è piaciuto farlo. I bambini sono entusiasti, gli piace proprio tanto.

Quindi ecco, posso fissare in questa domenica mattina passata a rifare due autoritratti di Van Gogh il momento in cui ho pensato che, ma sì, posso provarci a migliorare e a imparare.

Quindi un grazie a Vincent e un grazie a Maggie.

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