I tre disegni di partenza

Come ho già detto, il corso del libro che sto leggendo inizia proprio con la richiesta di fare tre disegni. Un autoritratto, un ritratto a memoria e la propria mano.

Li ho fatti tutti e tre. Qui di seguito li metto in ordine di gradimento

Mano sinistra.
Sinceramente mi ha molto sopreso il risultato, non mi sono mai cimentata nel disegno di una mano e trovo che il risultato sia più che apprezzabile. Mancano dettagli e ombreggiature ma già così mi sembra sia un buon inizio che può solo migliorare.

 

Autoritratto.
Per quanto questo autoritratto sia decisamente un obbrobrio, lo devo mettere al secondo posto perchè non è quello che secondo me è venuto peggio.
Non mi ci rivedo, per niente, in questo autoritrato. Non sono io se non per alcuni tratti, forse la bocca, i capelli. Ma c’è tanto da migliorare.
Ho voluto fare una prova, questa sera l’ho messo davanti a Meg, lo ha guardato e mi ha chiesto chi era, non le ho risposto e allora mi ha detto “Forse sei tu?”. Questo mi fa pensare che forse una lontana aria c’è.

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Ritratto a memoria.
Ecco, qui ho proprio sbagliato il bersaglio. Ho pensato ad un ritratto di mia nipote di quando era piccola. Avevo vagamente in mente delle caratteristiche che ho cercato di riportare: gli occhi, i capelli, la forma del viso. Putroppo ne è venuto fuori una specie di cartone animato, una caricatura che non ha niente a che vedere con il ritratto.

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Questi sono i miei tre punti di partenza. Non so in quanto tempo riuscirò a terminare il libro ma non vedo davvero l’ora di rimettermi al lavoro per ricrearli.

 

Primissimi tentativi

Questi sono i miei primissimi tentativi di tecniche di chiaroscuro e di ombre eseguiti seguendo il corso di Ombretta su Youtube.

Non ho trovato particolarei difficoltà se non quella di modulare il tratto della matita;  in effetti ho un tratto pesante e sporco, sicuramente da migliorare. Mi meraviglia riuscire ad eseguire anche questi piccoli esercizi. Sto lavorando sullo studio di una goccia che essendo trasparente fa passare la luce e il gioco di ombre è diverso rispetto a un solito dal corpo opaco. Non sono ancora molto soddisfatta del risultato, mi manca poi esercitarmi sul cartoncino nero con gessi e carboncini bianchi.

Parlando con un altro appassionato, da molto più tempo di me e con risultati decisamente migliori, mi ha detto che a un certo punto il disegno ti prende, a prescindere dal risultato, ma il tempo ti passa senza che te ne accorga. Non posso dargli torto.

I materiali

Ho iniziato da pochissimo e ho comprato solo gli strumenti fondamentali. Voglio migliorare nel disegno a matita, per ora non mi interessa altro. Quindi ho scelto una buona gamma di matite medio morbide, un piccolo blocco per schizzi in A5 e uno più serio per quando farò dei disegni veri. Certo vorrei comprarmi di tutto e di più ma per ora cerco di contenere l’entusiasmo, voglio procedere davvero con cautela.

Mi sono concessa giusto un piccolo set economico trovato su Amazon e una visita presso due grandi negozi che fra gli altri son ben riforniti di materiale per le belle arti: Valdy e Macro. Per sfizio ho preso delle matite sanguigne, dei carboncini a matita e due set di matite colorate. Su Amazon ho acquistato anche delle matite in grafite pura, ne ho acquistata una della linea Perpetua ma mi sembra troppo dura per quanto comoda.

Più avanti cercherò di comprare materiali più di qualità, per ora questi mi sembrano decisamente sufficienti.

 

Tutto iniziò quella domenica mattina…

Ecco, c’è stato un momento in particolare che mi ha fatto decidere di prendere la matita in mano e provarci.

Una domenica mattina, la prima domenica di Febbraio, Meg è annoiata e decidiamo di darle un libro di immagini da ricopiare. Le piace moltissimo disegnare e colorare (“Da grande io voglio fare l’artista! L’artista chitarrista, si può fare?”), per il suo compleanno ha ricevuto una enorme valigetta piena zeppa di colori, pennarelli, acquerelli, matite, la sua felicità. Tiriamo fuori un bel libro di Van Gogh, scegliamo un ritratto e Meg si lascia pervadere dall’estro creativo.

Si diverte, non si scoraggia, non sa di essere davanti a un grandissimo artista e lo affronta da suo pari. È questo il bello dei bambini, no? Il suo risultato la soddisfa, le piace, ci passa circa mezz’oretta e poi lo lascia così.

Io rimango a guardarla mentre prende le misure e disegna assorta. Le scatto qualche foto. Poi non so perchè decido di provarci anche io. Ci riesce una bimba con così tanta leggerezza, io perchè dovrei temere di mettermi alla prova? Non ho mai amato il mio tratto, discontinuo, incerto, ripasso più volte nelle stesse parti per correggere e migliorare all’infinito. Provo a disegnare di getto, come mi viene, senza pretendere la perfezione. Finisco in qualche minuto. I bambini si avvicendano alle mie spalle per sbirciare e li sento fare versi di ammirazione. Il risultato è questo di seguito

Mi piace molto. Nonostante riesca a percepire l’angolazione diversa, lo sguardo troppo piatto, le proporzioni approssimate, le ombre assenti, eppure mi piace, c’è qualcosa che me lo rende piacevole all’occhio. E cosa più importante, mi è piaciuto farlo. I bambini sono entusiasti, gli piace proprio tanto.

Quindi ecco, posso fissare in questa domenica mattina passata a rifare due autoritratti di Van Gogh il momento in cui ho pensato che, ma sì, posso provarci a migliorare e a imparare.

Quindi un grazie a Vincent e un grazie a Maggie.

Ritorno al blog – Una novità

Torno dopo davvero tantissimo tempo su questo blog. Non per scrivere di bambini e non per raccontare del mio essere mamma. Torno perché sto iniziando una nuova attività, molto personale e che voglio rimanga raccolta sopratutto nelle sue fasi iniziali, in un bel posticino come appunto è il mio blog.

Da qualche giorno ho iniziato a disegnare. Che novità bizzarra penserete! E in effetti l’ho pensato anche io 😀 Non è che ho iniziato a disegnare, ma più precisamente ho iniziato a imparare seriamente a disegnare. Ho sempre pensato, come sento dire da tanti, che il disegno fosse un dono che solo pochi hanno, che è una caratteristica che o si ha dalla nascita o non si ha per niente. In realtà documentandomi un po’ in giro ho scoperto che sì, saper disegnare è uno splendido dono ma è un dono che tutti abbiamo già dentro di noi, ognuno col proprio stile e serve solo un piccolo aiuto per tirarlo fuori.

Sto leggendo un libro davvero illuminante da questo punto di vista, si intitola “Disegnare con la parte destra del cervello”. È un best seller con diverse edizioni all’attivo, l’ho visto di sfuggita seguendo un corso di disegno su youtube (questo qui, se vi può interessare, aiuta nelle scelte dei materiali iniziali e in alcune tecniche di base, ma sul tubo è davvero strapieno di corsi del genere) e una volta finita in libreria in cerca di un manuale che partisse dalle basi, mi sono ritrovata proprio la copertina che mi era parso di scorgere fra i video di Ombretta. In un paio di giorni sono già molto avanti, la lettura è davvero scorrevole e ricca di aneddoti e anche le parti più tecniche sono affrontate in maniera leggibile. Quello che mi ha convinto ad iniziare il corso è stata una frase dell’ultima di copertina:

Per molti aspetti, insegnare a disegnare è come insegnare ad andare in bicicletta. È molto difficile da spiegare a parole.

L’esempio è calzante e nella lettura del libro si fa riferimento ad altre capacità cognitive come il leggere o guidare, attività che una volta apprese non si possono più disimparare. Il disegnare è esattamente come leggere, andare in bicicletta, guidare un auto, inizialmente difficile perché costringe (sopratutto in età adulta) a utilizzare caratteristiche poco sfruttate del nostro cervello, ma una volta che si prende dimestichezza diventa man mano più semplice e automatico e ci si dimentica quasi la fatica che ci è costato nel momento dell’apprendimento.

Il libro si ripromette di aiutare il lettore ad utilizzare la parte destra del cervello quella atta a esprimere proprio le capacità artistiche legate alle forme, quella parte che purtroppo in età adulta il più delle volte viene sottomessa da quella sinistra e ridotta quasi all’inattività. Sono appena all’inizio ma ho già predisposto i miei tre disegni iniziali: un autoritratto, un ritratto a memoria e il disegno della mia mano sinistra. Questi disegni sono il mio punto di partenza, il mio prima, alla fine del corso ripeterò gli stessi tre disegni e spero di riuscire a vedere dei miglioramenti.

Con il crescere della voglia di disegnare ho prontamente sequestrato a Leo un libro che si comprò anni fa, un piccolo prontuario per imparare a disegnare. Ci sono diverse immagini interessanti da copiare, tutte le principali parti della anatomia umana, moltissimi animali. Mi aiuta con le proporzioni per quanto non sia un libro particolarmente utile dal punto di vista teorico.

Fino ad oggi stavo alimentando una piccola raccolta privata su G+ per tenere in ordine questi disegni. Ma oggi ho pensato a questo posto e mi sembra sia davvero l’ideale anche se devo vincere la mia voglia di tenere fra pochi intimi questi primi passi e gli eventuali progressi.

Sul blog voglio tenere i miei disegni, quelli che sto facendo per seguire il corso, quelli che sto facendo a parte per prendere un po’ la mano e quelli che faccio per esercitarmi su parti del corpo, tecniche, dettagli. Ho già un discreto numero di abbozzi e quello che posso affermare sin da ora è che disegnare è davvero un’attività rilassante. Lo faccio dove posso, anche a lavoro fra una chiamata e l’altra, in macchina aspettando i bimbi fuori dalla palestra, a casa prima di andare a letto e mi rendo conto che in quei momenti la mia mente è estremamente libera e leggera.

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Digressione

2013 in review

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A San Francisco cable car holds 60 people. This blog was viewed about 1,200 times in 2013. If it were a cable car, it would take about 20 trips to carry that many people.

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